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001g il 23 aprile 1916 – Pasqua AB

tormenta nel giorno di Pasqua del 1916
tormenta nel giorno di Pasqua del 1916

La Pasqua del 1916 venne molto tardi, il 23 aprile, e questo è un dato sicuro; ne ho avuto conferma controllando il “calendario perpetuo”.

Inoltre si può vedere che la gran tormenta di neve fu di tali proporzioni, fuori stagioni perfino nelle Alpi, che il fotografo decise di immortalarla. La lenta velocità di scatto dell’obbiettivo può aver creato questo effetto di movimento. Sulla lastra di vetro del negativo scrisse la memorabile data. Credo che l’unica maniera per poterlo fare fosse quella di rigare con una punta di metallo l’emulsione, ed infine sulla destra aggiunse il monogramma AB.

Non sapendo il nome ho deciso di chiamarlo AB, pronunciando le due lettere separatamente “a-b”. Questo è tutto quello che so del dottore appassionato di fotografia, che partì per la guerra con il suo apparato fotografico, un treppiede e pesanti scatole di lastre di vetro al bromuro d’argento.

La località è sconosciuta, la foresta d’abeti che circonda l’edificio conferma una località alpina, forse nel Cadore, dalle parti delle Dolomiti come son visibili in molte altre immagini.

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PROLOGO

Pubblicando questo blog, alla vigilia dei cento anni dall’inizio della Grande Guerra, voglio rendere omaggio alla memoria d’uno sconosciuto dottore fotografo che ci ha lasciato tutte queste immagini che con tanti fortuiti passaggi sono arrivati fino a me.

Spero anche di scoprire il più possibile su lui dalla lettura delle fotografie di tempi di guerra e di tempi di pace, ognuna ha la sua storia da narrarci, sta a noi saperla intendere.

Conto anche sull’intervento di chi mi possa aiutare in questa ricerca.

 La numerazione delle varie immagini sarà seguita dalla lettera “g” per guerra e “p” per pace.

 

Un Ringraziamento ad Odilio Goretti

Odilio Goretti, Anghiari, Maggio 1978
Odilio Goretti, Anghiari, Maggio 1978

Questo è possibile grazie al generoso dono che Odilio mi fece più di trent’anni fa.

Quando tempo addietro appresi della sua morte mi sentii triste e quando seppi del concerto dato in suo onore sotto le loggie del Palazzo delle Laudi a Sansepolcro ho sorriso, son certo che ne sarebbe stato soddisfatto, compiaciuto.

Scattai questa foto nell’aprile del 1978 ad Anghiari. Era una domenica mattina piena di sole e quando lo incontrai era tutto preso a scrivere delle note. Anche lui stava facendo foto e mi sembra di ricordare che aveva una macchina fotografica che veniva dall’est, sembrava una Leica. Ma dove l’aveva trovata? Di certo era una sua maniera per sostenere il lavoro dei compagni lontani.

Odilio, fiero d’esser stato partigiano, era uno dei fondotori del Museo della Resistenza ed aveva raccolto la maggior parte del materiale esposto. Gli diedi quello che avevo, un paio di stivali da gerarca fascista anche delle fasce mollettiere e lui mi insegnò come si avvolgevano al polpaccio.

Odilio mi fece un regalo, un bel regalo, e penso che fu proprio nell’occasione di quest’incontro che mi invitò a casa sua, allora abitava in via Mazzini. Aveva da poco acquistato dei mobili antichi, roba fine ottocento, ed in uno di questo aveva trovate svariate scatole di negativi di vetro. Mi sembra che di mi disse d’aver fatto quell’acquisto in Umbria, in una casa di campagna, signorile.

Lui sapeva del mio interesse nella fotografia e me le diede. Dono gradito e pesantissimo, mi ci vollero un paio di viaggi per portarle tutte negli Stati Uniti.

Grazie Odilio!