Monthly Archives: May 2014

005g i prigionieri

I prigionieri austriaci
I prigionieri austriaci

Fra le tante lastre che mi furono donate non ho dubbi nell’affermare che questa è la più evocativa, quella che ancora mi emoziona, quella che non mi stanco d’ammirare.

Avevo capito guardando il negativo di vetro che sarebbe stata un’immagine importante. Ogni volta che la guardo è come fosse quella prima volta che la vidi miracolosamente comparire nel bagno di sviluppo in camera oscura. L’immagine, pallida dapprima per poi prendere tutta la consistenza dei suoi contorni, avevo fatto risorgere dall’oblio tutti quegli uomini che in un luogo a me sconosciuto e senza tempo s’erano ritrovato a vivere un momento della storia, che non era altro che la somma di tante storie individuali. E loro erano quelli fortunati, loro erano quelli che ancora marciavano e non erano neanche mal messi, sembra tutti ben rasati.

Una copia di questa incorniciata mi ha seguito in vari uffici nelle mie peregrinazioni. Non sono mai stanco d’osservare i volti dei vincitori e dei vinti, ma poi alla fine ci son davvero i vincitori? In ogni modo il soldato italiano sulla sinistra, Carcano ’91 lungo (ma potrebbe essere, come suggerito, un Vetterli modificati in cal 6.5×52 Carcano nel 1916 e adottati dalla milizia territoriale, tra i cui compiti spettava pure quello della custodia dei prigionieri) e vecchie giberne, sembra soddisfatto; l’austriaco anziano a testa bassa sulla destra invece è scoraggiato, sente il peso della sconfitta, insicuro di quello che il futuro gli porterà. Di certo in quella fiumana c’erano uomini venuti da ogni angolo dell’impero, croati, boemi, ungheresi, dalmati, sloveni, tirolesi ecc. Dare ordini ed esser capito non doveva essere una cosa facile.

Inoltre quando la vidi la per la prima volta pensai che questa immagine fosse della fine della guerra. Ecco cosa aveva voluto dire Armando Diaz quando scrisse.  

… I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza.

Carcano '91 lungo
Carcano ’91 lungo

Poi un amico, molto più esperto di me in materia ha suggerito che forse quest’immagine è dell’inizio della guerra. Infatti mi ha fatto notare che nessun soldato porta l’elmetto Adrian. I primi arrivarono dalla Francia nell’ottobre 1915.

L’unico cartello leggibile e quello con la scritta Bocca Incendio. C’è qualcuno che ne sa qualcosa?

 

A proposito del ’91.

Nel 1994 fui trasferito dall’ufficio (Alitalia) del New Jersey a quello di New York. Un gruppo d’amici organizzò un pranzo d’addio ed alla fine assieme ad una valanga d’auguri mi fecero un regalo per commemorare l’evento. Il pacco aveva una strana forma, involtato in semplice carta da imballaggio, era lungo e pesante. Fra gli amici c’era un capitano della polizia di Paterson e lui, che conosceva la mia passione per la storia e sapeva quello che mi avrebbe fatto piacere, fece il discorso e cerimoniosamente mi presentò il dono. Immaginate la mia sorpresa quando lo aprii: era diventato il proprietario di un Carcano 91 lungo, Terni 1895. E per concludere mi disse:

“Se hai bisogno di cartucce te le procuro, calibro strano 6.5. Sappiamo che dovrai lavorare con quelli di Brooklyn.” Gran risata generale “Purtroppo non son riuscito a trovare il caricatore. Devi caricare un colpo alla volta.”

Solo in America!

Avevo la baionetta in Italia e non credo che sia quella giusta per questo modello.

Possiedo anche un elmetto Adrian francese, che poi alla fine del 1915 anche le truppe di linea ricevettero in dotazione. Lo trovai a Londra in un mercatino delle pulci.  005 elmo Adrian

 

 

 

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004g … e con la neve tiriamo fuori le slitte

La dichiarazione di guerra dell’Italia venne a primavera, il 24 maggio 1915.

Era nell’aria da tempo e non credo che non furono in molti ad esserne sorpresi e di certo furono in tanti ad esserne scontenti.

Francesi, inglesi, tedeschi, russi, turchi e tanti altri si stavano già massacrando da quasi un anno.

D’Annunzio era stato invitato a Quarto per commemorare il 5 Maggio, giorno dell’imbarco dei Mille. Il suo discorso di fuoco, iperbolico, epico ed soprattutto interventista, fu un segno premonitore di future battaglie, bastava solo che Garibaldi saltasse fuori dalla tomba.  

Sin dai primissimi giorni del conflitto fu chiaro al Comando che la posizione strategica e la struttura del Palace Hotel des Dolomites a pochi chilometri dal confine e da quelle impervie montagne del Cadore dove in breve tempo si delineò la linea dei futuri combattimenti, erano gli elementi essenziale per trasformarlo in breve tempo in un ospedale da campo, il n.201.

AB, il dottore fotografo fu richiamato, ma forse partì volontario? Quando arrivò a prestar servizio aveva nel suo bagaglio tutto l’equipaggiamento fotografico necessario, sapeva di vivere un momento storico e lui lo voleva immortalare nelle fotografie.

In Cadore l’inverno arriva presto e con l’inverno la neve. E ci furono momenti in cui i soldati e gli ufficiali cercarono di dimenticare la guerra. Molti di loro venivano da terre lontane e di neve ne aveva vista poca. Invece i montanari di Borca erano preparati e tirarono fuori le slitte.

004g1 slitta e cavallo IMG_9840

In questa prima immagine si vede che la neve era pesante, bagnata, quella che si attacca ai rami degli alberi. Mi pare che i soldati non siano seduti in una vera slitta ma piuttosto in un treggia. Inoltre il guardiano del cavallo forse non un soldato, infatti lui indossa un cappotto e non la mantellina, non so se c’erano truppe che avevano cappotti. 

Ital. soldati con slitta e cavallo IMG_8874

Quella della seconda immagine è una vera slitta con quello che sembra un cocchiere e quelli seduti sembrano essere due ufficiali. Quello è il vecchio campanile della chiesa di Borca; in immagini più recenti si può vedere che ne è stato costruito uno nuova e distaccato dall’abside. Sulla destra le scoscesi pendici dell’Antelao.

004g2  uomini con le slitte

Un giorno dieci uomini, decisero di salire nel poggio di fronte all’ospedale e di riscende giù a valle di gran corsa con le slitte. La maggior parte sembrano esser ufficiali ed uno di loro indossa gambali di cuoi duro, oggetto di lusso. Poi c’era un giovane del luogo che forse faceva loro da guida e lui si è messo gli sci e per manovrare il suo andare ha una sola asta, un colpo a destra e poi uno a sinistra. Il giovane montanaro è cresciuto in fretta, il vestito sembra essergli stretto e le maniche e i pantaloni sembrano corti.

Ma ce n’è un altro nella comitiva, quello che non si vede mai, il fotografo. AB si è portato dietro l’equipaggiamento, incluse le pesanti lastre negative di vetro.

Anche in questa foto si vede in basso sulla destra l’inconfondibile struttura dell’hotel-ospedale e su tutto domina sempre l’Anteleo. 

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 Poi due coraggiosi prendono il via

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Ma non andranno lontano, loro son ragazzi di città e di neve e tantomeno di slitte ne san poco, ma in compenso non si son dimenticati di ridere.

La guerra non è lontana, ma per un giorno, almeno per poche ore, questi uomini saranno riusciti a dimenticarla?

Speriamo di sì.

 

003p Viaggio al Lido di Venezia, Grand Hôtel des Bains

Grand Hotel des Bains, Lido di Venezia
Grand Hotel des Bains, Lido di Venezia

Uno dei grandi protagonisti di “Morte a Venezia”, che Luchino Visconti diresse nel 1971, fu proprio il Grand Hôtel des Bains al Lido di Venezia, che splende in tutta la sua maestosa gloria in quegli ultimi anni di pace. La morte di Aschenbach, proprio su quella spiaggia della foto stereoscopica, pare inevitabile sin dall’inizio, unica logica conclusione d’una storia crepuscolare.

Inevitabile? Era quello il destino dell’Europa del 1910? La Grande Guerra non era lontana e l’avrebbe confermato.

Il Grand Hôtel des Bains, credo che allora non si usassero le stelle per classificare gli alberghi, era semplicemente di “prima categoria”, fu costruito nello stesso periodo di quello a Borca di Cadore.

Ma quando AB, il dottore fotografo, andò a Venezia? Prima o dopo la guerra? Ho studiato la foto attentamente e non ho raggiunto una conclusione definitiva. Sono propenso a pensare che sia dopo, negli anni venti. Il fatto che questo negativo sia nella stessa scatola dove ho trovato l’immagine di Mussolini al balcone di Palazzo Venezia dovrebbe essere un elemento sufficiente per confermarlo. La moda di portare la paglietta, come il signore con la giacca al centro, durò per molti anni.

Spero sempre che qualche amico sia capace di identificare degli elementi che possano aiutare.

Il fatto che sia andato, ma anche questa è un’assunzione, al Grand Hôtel des Bains conferma che era uno che stava bene, che se lo poteva permettere. Di certo avrà pensato ai suoi giorni passati nel Palace Hotel des Dolomites, ufficialmente denominato ospedale da campo 201. Che ci fossero anche quelli “da campo” di prima categoria? 

Piazza San Marco. Venezia
Piazza San Marco. Venezia

E come tutti i turisti a Venezia un giorno AB andò in piazza San Marco e salito sulla torre scattò una foto con la sua macchina stereoscopica.

A proposito della macchina stereoscopica penso che i due obbiettivo non erano ben sincronizzati, infatti in tutte le fotografie l’immagine di sinistra appare sovraesposta, ovvero l’otturate rimaneva aperto una frazione di secondo più a lungo. Che abbia mai cercato di farlo riparare? Di certo se n’era accorto.

003g La cucina dell’ospedale da campo “n.201” ai tempi della Grande Guerra

Come già detto il maestoso Palace Hotel des Dolomites era stato costruito nel versante italiano, a pochi chilometri dall’allora confine di stato. Ancora oggi esiste una località, lungo la Strada d’Alemagna, designata la Dogana Vecchia. Cortina, allora parte dell’Impero Austro-Ungarico, era a solo cinque chilometri nell’altro versante.

Il 27 maggio 1915, solo tre giorni dopo la dichiarazione di guerra, il tenente Edmondo Matter a capo d’una pattuglia di sette uomini “conquistò” Cortina, abbandonata dagli austriaci che si erano attestati su alte posizioni, più favorevoli e difendibili, sulle Tufane e sulla Croda de r’Ancona. Lo stesso tenente Matter, medaglia d’oro, morirà combattendo sul Carso. Una caserma di Mestre porta il suo nome.

 

cucina dell'hotel poi diventato ospedale
cucina dell’hotel poi diventato ospedale

l nuovo ospedale da campo n.201 non aveva bisogno di impiantare nuove cucine, queste c’erano già, e che cucine! Allestite per preparare pasti ad un clientela ricca, sofisticata ed internazionale non credo che fu difficile riadattarle a preparare il rancio per la truppa e per i feriti sistemati in camerate e nelle camere.

Ma cosà ci sarà nel gran pentolone che i cuochi soddisfatti sembrano supervisionare attentamente? Diciamo una gran montagna di spaghetti. La monaca a distanza sembra dare il suo consenso.

L’ospedale fu in funzione ed operativo fino agli inizi di novembre del 1917, poi dopo il collasso di Caporatto di certo ci fu un gran fugone per evitare d’esser presi prigionieri dalle truppe austroungariche-tedesche che stavano incalzando. Era stato il giovane Rommel, che si era riposizionato venendo dal fronte russo, che aveva sfondato a Caporetto

           Nel libro “Dalle Dolomiti al Grappa, la ritirata dal Cadore dopo Caporetto” di Musizza e De Donà si legge <<Drammatici avvenimenti succedevano intanto in Val Boite. Qui la mattina del giorno 7 (novembre) l’ospedale da campo n°201 sito nel Palace Hotel des Dolomites venne preso d’assalto dalle popolazioni di Borca, Villanova, Serdes e Resinego, che trafugarono tutto, dai materassi alle tele d’altare, mentre gli Austriaci erano impegnati a requisire soprattutto vacche e manzetti per macellarli all’istante per la fame delle nuove truppe in arrivo>>

Chissà dove sarà andato a finire il pentolone, ma sopratutto dove era AB? Forse rilocato in un altro ospedale. Di certo i negative di vetro si salvarono.

 

Durante una mia ricerca nell’internet ho trovato in una pagina pubblicitaria dell’attuale hotel Park Des Dolomites quest’immagine della storica cucina. Si nota subito che la foto è stata censurata, la monaca ed il soldati se ne sono andati. 

pubblicita' trovata nell'imternet
pubblicita’ trovata nell’imternet

Ritrovare questa in un sito internet mi ha sorpreso molto; ma come è possibile che avessero quest’immagine di cui io posseggo il negativo di vetro? Non riesco ad trovare una plausibile risposta. Posso solo pensare che il dottore fotografo avesse una sua camera oscura nell’ospedale e che abbia stampato e poi lasciato quest’immagine a qualcuno e che infine miracolosamente sia sopravvissuta fino ai nostri giorni in qualche cartella dell’hotel.

Ho scritto al Park Des Dolomites, non avuto alcuna risposta. 

 

Nota: ringrazio ancora il sig. Daniele “Gira” Girardini che mi ha fornito ulteriori informazioni sull’ospedale da campo n.201, sul tenente Matter, nonché sul gli eventi riportati nel libro. “Dalle Dolomiti al Grappa, la ritirata dal Cadore dopo Caporetto”

Il sig. Girardini cura un interessante sito dedicato alla Grande Guerra combattuta anche fra le impervie cime del Cadore.

www.cimeetrincee.it